domenica 14 settembre 2014

Quando il corpo aiuta la mente

Un numero sempre maggiore di ricerche mette in evidenza l'importanza del movimento per condurre una vita sana e con meno presenza di pericoli per la salute.
Lo sport, o il movimento in generale, aiuta sia a mantenere un corpo in forma, sia ad allontanare ansia, stress e tensione.

In particolare si è visto che l'attività fisica, nel corpo:
  • migliora la performance cardiocircolatoria
  • riduce i livelli di colesterolo cattivo
  • aumenta i livelli di colesterolo buono
  • aumenta la densità ossea
  • riduce il rischio di trombosi
  • riduce i trigliceridi
  • riduce il grasso addominale
  • aiuta a perdere il sovrappeso
  • migliora la performance sessuale
  • è un buon “cosmetico”
e nella mente:
    • riduce i livelli di ansia
    • riduce i livelli di depressione
    • aumenta l'autostima
    • fa diminuire la voglia di fumare
    Un punto spesso sottovalutato è la prevenzione: ad esempio studi recenti effettuati su soggetti a rischio hanno dimostrato che anche solo camminare 30 minuti al giorno con andatura sostenuta, 5 giorni a settimana, porta ad una riduzione del 70% del rischio di ammalarsi.

    Ma non c'è solo lo sport. Per prevenire malattie cardiovascolari, diabete e tumori è importante muoversi. Così anche le attività quotidiane rientrano in ciò che si può fare per aiutare mente e corpo.

    Il progetto cuore (promosso dall'aifa) suggerisce di aumentare ogni settimana il livello di attività fisica che si fa:

    Se sei inattivo (raramente svolgi attività fisica)
    • Aumenta il numero di attività giornaliere che sono alla base della piramide:
    • fai le scale invece di prendere l’ascensore
    • nascondi il telecomando e alzati dalla poltrona ogni volta che cambi canale
    • cammina di più: attorno alla casa, in giardino
    • fai stretching mentre sei in fila
    • sfrutta ogni occasione per camminare.
    Se sei discontinuo (svolgi attività fisica non regolare)
    • Cerca di diventare più costante dedicandoti alle attività indicate al centro della piramide:
    • trova attività che ti piacciono
    • pianifica le attività da svolgere nell’arco della giornata
    • poniti obiettivi realistici.
    Se sei costante (fai attività fisica almeno quattro volte a settimana)
    • Fai tutta l'attività sportiva che vuoi
    • cambia la tue attività quotidiane
    • prova nuove attività
    Nell'immagine della piramide si trovano elencate alcune attività di movimento. Sono ovviamente dei suggerimenti e, se si ha in mente una attività non elencata, si può cercare nella piramide quella che le somiglia di più e collocarla in quel punto.


    Per ultima cosa, quella più importante: è fondamentale non solo fare, ma anche prestare attenzione a cosa si fa e a come lo si fa, aiutati da questi accorgimenti:
    • La mente deve essere concentrata nei vari movimenti del corpo
    • Prestare attenzione quando si muove un braccio, una gamba, la testa. La mente deve essere lì: nel braccio, nella gamba, nel collo
    • respirare con il diaframma, liberando il torace dalle tensioni
    • fare caso all'appoggio del piede e dove si distribuisce il peso di tutto il corpo mentre si è in movimento
    martedì 9 settembre 2014

    La luna

    Bellissimo ed emozionante questo corto della Pixar che racconta la storia di un bambino che viene portato, sulla barca "La luna", a vedere il lavoro del padre e del nonno.
    Nelle immagini si può vedere come il bambino sia attirato nell'imitare gli adulti che lo circondano, e come questi vogliono che lui gli assomigli. Adulti che litigano per cosa dove insegnare al bambino e come; adulti che pensano che il loro modo di essere sia ognuno il  migliore.
    Fortunatamente questo bambino troverà la sua identità.



    Leggi anche qui
    giovedì 3 luglio 2014

    L'ansia non va mai in vacanza

    Il web è pieno di articoli su come affrontare le vacanze senza stress, senza ansia.
    (Esempio 1, esempio 2, esempio 3). Non metterò il link per non divulgare, ma c'è chi, raccontandosi come ex-ansioso vende il suo miracoloso rimedio per guarire dall'ansia per le vacanze.

    Abbiamo quindi: l'ansia per lavoro, per la scuola, per le relazioni, per il traffico, per le vacanze ma anche per il rientro dalle vacanze e chi più ne ha più ne metta.
    Così, ecco fiorire articoli sul web che parlano di un'ansia piuttosto che di un'altra e rivelano i rimedi contro la stessa.
    Ma ci saranno davvero tutte queste ansie, o l'ansia è una ed è quella che va combattura alla radice?


    martedì 24 giugno 2014

    Potenziamento cognitivo, abilitazione, riabilitazione

    Quando si parla di potenziamento cognitivo in riferimento all’area dell’infanzia e dell’adolescenza per situazioni come l’autismo, i disturbi da deficit di attenzione ed iperattività, i disturbi dell’apprendimento e il ritardo cognitivo si fa sempre molta confusione sui termini da utilizzare per il “recupero” delle abilità non acquisite.

    Il termine più utilizzato è riabilitazione, che letteralmente (da vocabolario) si riferisce al restituire della abilità. Quando si restituiscono delle abilità si suppone che queste in precedenza acquisite, si sono “perse” per qualche motivo. E’ quindi necessario un percorso riabilitativo, appunto, per poterle ri-apprendere. Ciò può accadere ad esempio dopo un incidente che procura una lesione ad un arto precedentemente funzionante. Per riabilitare è necessario fare un esame delle abilità residue e delle abilità danneggiate e proporre un programma riabilitativo con vari e mirati esercizi volto alla recupero completo o parziale delle competenze perse.

    Nelle Linee Guida sulla Riabilitazione (GU 124 30/05/98 Min. Sanità) si legge: La Riabilitazione è “un processo di soluzione dei problemi e di educazione nel corso del quale si porta una persona a raggiungere il miglior livello di vita possibile sul piano fisico, funzionale, sociale ed emozionale, con la minor restrizione possibile delle scelte operative”. La riabilitazione si pone come obiettivi:
    a) la promozione dello sviluppo di una competenza non com-parsa, rallentata o atipica;
    b) il recupero di una competenza funzionale che per ragioni patologiche è andata perduta;
    c) la possibilità di reperire formule facilitanti e/o alternative.

    Quindi, nelle Linee Guida il termine riabilitazione viene usato per indicare un trattamento volto al recupero di una competenza non comparsa. Ma ciò non produce confusione? Se la competenza non è mai comparsa, cosa si ri-abilita?

    In campo neuropsicologico invece, si parla di abilitazione (rendere abili, capaci), definendola come l'insieme degli interventi volti a favorire l'acquisizione e l'apprendimento di abilità specifiche. In questo caso però, l’abilitazione è riferita esclusivamente ai disturbi dell’apprendimento.

    Andiamo a vedere di cosa si occupa la neuropsicologia.
    Essa va ad indagare il funzionamento di competenze cognitive come: attenzione, pianificazione, problem solving, ragionamento astratto, formazione di concetti, automonitoraggio, flessibilità cognitiva, memoria, linguaggio, abilità linguistiche, abilità prassiche; abilità visuo-spaziali. In pratica la neuropsicologia si occupa anche delle diagnosi dei disturbi in età evolutiva. L’utilizzo del termine abilitare si può quindi allargare a tutti i disturbi dell’età evolutiva.

    Di conseguenza, un programma sul linguaggio in una persona con diagnosi di autismo, che pone i suoi obiettivi sullo strutturare competenze mai acquisite che permettono l’acquisizione o il miglioramento dell’area linguistica, si può considerare un programma abilitativo piuttosto che riabilitativo. (Ovviamente è diverso quando all’interno di un percorso abilitativo il bambino perde una abilità che ha acquisito lavorando).

    Ma, a cosa ci serve tutto questo? A cosa ci serve usare il termine abilitazione piuttosto che riabilitazione? Alla fine, quello che si deve fare non cambia.
    Non è proprio così. Le parole portano dei significati. Se si utilizza una parola piuttosto che un’altra c’è un motivo che risiede nel pensiero non espresso. Ad esempio, se una persona parla di riabilitazione riferendosi al programma di un bambino che non ha mai acquisito l’abilità su cui si sta lavorando, che immagine ha di quel particolare bambino? Come lo vede? Come si relaziona con lui? Come lavora con lui? Un conto è pensare e sapere di lavorare per riabilitare una competenza persa, un conto è lavorare per abilitare, tenendo sempre presente che quell’abilità non c’è mai stata. Il modo di lavorare e di relazionarsi con quel bambino è completamente diverso a seconda di ciò che pensiamo di lui e dei suoi punti di debolezza.

    Il termine riabilitazione è ormai di uso comune, quasi non si fa più caso se il suo utilizzo è corretto o meno. La proposta è di cominciare a fare una differenza tra l’uso comune e l’uso professionale del termine: chi opera nell’ambito dell’abilitazione ancora troppo spesso parla di riabilitazione al posto di abilitazione. E’ importante usare i termini che rispecchiano il proprio lavoro per non creare confusioni, aspettative, deleghe… ed in particolare come riconoscimento della propria attività.
    lunedì 23 giugno 2014

    ADHD, documentario in arrivo

    Stella Savino, la regista del film documentario sulla Sindrome da Deficit di Attenzione ed
    Iperattività. Sembra che il documentario parli della nascita di qusta diagnosi e della seguente cura, dell'uso di un farmaco anfetaminico su bambini piccoli, del dibattito tra i professionisti su cos' è in realtà 'ADHD, e del fatto che ricevere o meno la diagnosi dipende dal professionista che si incontra.

    Chi mi segue da tempo sa che cosa penso da sempre di questa diagnosi: che non esiste. Per me è semplicemente una diagnosi che fa comodo a molti per diversi motivi, e per fortuna non sono sola a pensarla così.
    Addirittura il 2 febbraio del 2012, nel settimanale tedesco Del Spiegel compare una dichiarazione dello psichiatra Leon Eisemberg, padre della diagnosi HDHD: "l'ADHD è un ottimo esempio di malattia fittizia", praticamente costruita per la vendita di un farmaco!!!

    Farmaco, a base di Metilfenidato, i cui effetti collaterali a lungo termine sono malattie epatiche, cardiache, problemi di crescita e aumento di suicidi.

    Sono contenta dell'uscita di questo docu-film, spero non deluda le mie aspettative.

    Chissà se verrà detto, anche magari solo accennato, che a volte le persone con diagnosi di ADHD fanno invece parte dello spettro autistico.


    Fonte notizia: ADHD, esce il film che indaga sulla sindrome dei bambini iperattivi
    Fonte notizia: L'inventore dell'ADHD: "L'ADHD è una malattia fittizia"

    venerdì 20 giugno 2014

    Il sintomo


    Con orgoglio è entrato nella mia top 10 degli ultimi libri letti. E' una raccolta di casi in cui la malattia fisica e la mente sono in stretto contatto, in cui il soma esprime ciò che la psiche vuole, ciò che il conscio non ha ancora affrontato. L'autore è un medico generico ed immunologo.
    Penso che l'immunologia dovrebbe entrare in tutte i campi della medicina, della psichiatria e della psicologia, con un posto di privilegio.

    Riporto una frase scritta nella pst-fazione del libro che, per me, racchiude il senso di tutto il libro:

    Un sintomo è un elemento, dunque, un'opportunità di dialogo con se stessi; un ingrediente culinario che lega in modo strettissimo i sapori di ogni anamnesi personale. Per qualcuno il linguaggio sintomatologico sarà più corporeo, come l'orticaria o il dolore, per altri più immediatamente emotivo, come l'ansia (dipende forse dal grado di coscienza).
    Per entrambi gli esempi è necessario capire da quale oscurità origini il malessere. Ignorare la parte emotiva del Sé può essere uno stratagemma immediato e fittizio, per un benessere improbabile e superficiale, ma implodere continuamente  nei propri stati d'animo senza mai portarli in superficie per relazionarvisi, può costituire il presupposto certo per una somatizzazione patologica, espressa poi nei modi più disparati e personali.
    giovedì 19 giugno 2014

    La sindrome di Munchausen

    Tra le varie notizie stamattina leggo una notizia così intitolata "Da mamma coraggio ad assassina". Il giornalista descrive: Era ossessionata dai problemi di salute di suo figlio. Tanto da tenere un blog sui progressi e sulla vita del piccolo Garnett. Ha fatto credere di essere una madre coraggio, invece lo stava uccidendo. A poco a poco, con dosi letali di sodio nel sangue del bambino.

    La signora è affetta dalla Sindrome di Munchausen per procura, una grave forma di ipercura per cui il bambino è sottoposto a continui e inutili accertamenti clinici e cure inopportune conseguenti alla convinzione errata e delirante del genitore che il proprio figlio è malato. 

    E' una malattia difficile da scoprire poiché i quadri clinici si presentano come complessi ed i medici fanno di tutto per cercare di scoprire di quale rara malattia sono affetti i bambini. Risulterebbe difficile a chiunque pensare che la madre (93% dei casi) c'entri qualcosa con i disturbi del figlio. Il tasso di mortalità varia dal 6 al 10%, ma purtroppo arriva al 30% in casi di soffocamento o avvelenamento (come è successo al piccolo Garnett).

    Mi ricordo una puntata di ER - Medici in prima linea dove c'era il caso di una mamma affetta da questa sindrome. Un modo per diffondere la conoscenza della malattia. Nella puntata il medico pediatra riesce a scoprire che la causa dei male del bambino è la sua stessa madre. Si è arrivati in tempo.

    Ma ER è un film. Nella realtà è davvero difficile scoprire che una madre possa danneggiare la salute del proprio figlio in modo anche letale. Spesso è difficile risalire alla cartella clinica completa del bambino, poiché il genitore può cambiare spesso ospedale per paura di essere scoperto. E' un genitore manipolativo e abituato a vivere nella menzogna. Così il tempo passa ed il rischio della tragica fine è sempre più vicino. 

    Articolo: La Sindrome di Munchausen per procura
    Articolo: Da mamma coraggio a assassina

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