domenica 29 aprile 2018

Avengers: Infinity War. Riflessioni con SPOILER

Vado direttamente al sodo, inutile scrivere preamboli su che film è e di cosa tratta: lo sappiamo tutti.

Ieri sono andata a vederlo e che delusione ragazzi!!

Premetto che non sono una lettrice dei fumetti Marvel, quindi non so se la storia è in linea oppure no a quella portata avanti nel bel cartaceo; ma so anche che i registi e gli sceneggiatori possono prendersi delle libertà e discostarsi dalla trama. Quindi in realtà, la trama del fumetto non mi interessa!!

Già prima di andare allo spettacolo, sapevo che alcuni supereroi sarebbero morti, e che, in qualche modo, il "vecchio" doveva far spazio al "nuovo". I soliti e noti supereroi non ce l'avrebbero fatta a sconfiggere il nuovo male. Ero pronta e aperta a farmi trascinare nel turbinio del dispiacere.

Ma certo non mi aspettavo ciò che ho visto. Non mi aspettavo di vedere una serie di sconfitte inanellate una dopo l'altra: qualsiasi decisione presa per sconfiggere Thanos è risultata inutile, fino ad arrivare al trionfo del male. Cosa per me assurda!

In verità il film mi è piaciuto, ma il finale è a dir poco penoso e distruttivo di tutto ciò che è stato fatto prima. Si esce dalla sala con una terribile sensazione di "incompiuto" e "rabbia". 


  • Non c'è speranza: la nuova generazione muore - rappresentata da Spiderman e Groot. Addirittura Spiderman muore tra le braccia di quello che rappresenta suo padre, dicendo "non voglio morire"! (faccio tra parentesi un parallelo con la serie televisiva di The walkin dead, dove Carl viene ucciso da uno zombie. Ed insieme a Carl c'è cresciuta una generazione di attuali adolescenti. Anche qui la speranza portata dalla nuova generazione viene uccisa).
  • E' chiaro il messaggio che hanno voluto trasmettere con Thanos, un cattivo con un suo codice etico, come se questo fosse una novità! Anche i pedofili pensano di amare i bambini e pensano di avere un loro codice etico! 
  • Hanno distrutto il concetto di "supereroe" nel momento stesso in cui hanno deciso di far vincere il male. Il bene ha perso, i supereroi hanno perso. In questo specifico episodio i supereroi hanno fallito e, quindi, non possono più chiamarsi tali. Non riesco ad immaginarmi i bambini cosa hanno provato nel vedere sgretolarsi il loro personaggio preferito.
  • Alla fine, DOPO che metà della popolazione muore, viene chiamata Capitan Marvel. A fare cosa? Ormai Thanos ha vinto. Di conseguenza tutto ciò che Capitan Marvel farà avrà solo il sapore della vendetta, non della vittoria. Non la potevano chiamare prima? Prima che il male vincesse?
  • Le morti, non sono morti da supereroe, nessun sacrifico, nessuna morte eroica, solo il caso che decide. Come nella realtà. Ma non si andava a vedere i supereroi al cinema proprio per avere una alternativa alla reale morte che "ti prende a caso e ti porta via"? Ricordo le morti che ci sono state nella saga di Guerre Stellari. Altri tipi di morti, altri sentimenti provati. Si sono versate lacrime per quelle perdite. Ma anche prendendo in considerazione I Guardiani della galassia 2 con la morte di Yondu: tutta un'altra storia a livello di reazioni emotive e di elaborazione del lutto. In questo episodio degli Avengers rimani senza parole, stupito, poi arrabbiato, non ha senso.

Le reazioni di chi stava vedendo il film con me:
- un bambino in sala dopo la scena di morte del suo supereroe preferito, pieno di angoscia ha detto "ma io mi sono vestito da Spidermen a carnevale!!!";
- un ragazzo di circa 16 anni dopo la fine dice: "devo chiamare lo psicologo e chiedergli una seduta straordinaria";
- un altro ragazzo che commenta in malo modo l'effetto della scritta finale poiché ricorda l'effetto con cui hanno fatto morire i supereroi;
- un silenzio innaturale mentre si usciva dalla sala.

Mi domando come mai questo sadismo verso il pubblico; pubblico composto soprattutto da bambini, ragazzi e giovani adulti che vogliono sognare insieme ai loro supereroi.

Un film sui supereroi non può finire così! Non è un film adatto ai bambini.



Nuova epidemia: il troppo magro!!

E' ormai da qualche tempo che si incontrano ovunque ragazzine magrissime. Ed anche le loro madri in verità!

L'anoressia è diventata una vera epidemia!!

Ma nessuno sembra farci più caso. Anzi, la cosa è ormai passata come normale:

- nei negozi di abbigliamento le taglie sono tutte "striminzite", e questo accade sia al femminile che al maschile. La taglia M di dieci anni fa è diventala la XL di adesso;
- bambine di 9 o 11 anni caldamente rifiutate dal maestro di danza perché troppo cicciottelle; o trattate malissimo con frasi tipo "ma dove vai con quelle coscione che ti ritrovi!" (sentite personalmente)
- diete restrittive prescritte ad età sempre più precoci.

Mi fermo qui, anche se l'elenco potrebbe continuare.

Del resto non sto coscrivendo niente che non si conosca già o su cui si è già scritto in abbondanza. I valori culturali sono cambiati e chissà se si potrà mai tornare indietro rispetto a questa tendenza.

Quello che mi fa riflettere è questa continua mancanza di pensiero sulle conseguenze; si vive solo pensando al presente e i genitori della nuova generazione sembra non riescano ad assumersi il ruolo di educatori. 

Mi dispiace. Mi dispiace conoscere un numero sempre maggiore di giovani adulti che hanno già problemi ai reni, disturbi gastrointestinali, disturbi endocrino-metabolici, alterazioni dermatologiche e del sistema immunitario, come conseguenza di una carenza alimentare iniziata troppo presto e protratta per anni.
E non è da sottovalutare la distraibilità e la mancanza di concentrazione che una alimentazione malsana produce. La mancanza di concentrazione non solo è prodotta da troppi carboidrati, ma anche da carenze vitaminiche o alimentari in generale.

Di seguito scrivo qualche suggerimento, nella speranza che qualcuno si accorga che magari la propria figlia o il proprio figlio ha bisogno di aiuto e, dentro di sé, non aspetta altro.

Cosa fare:
  • Possono essere indicate delle psicoterapie con diversi approcci (dinamico, sistemico-familiare, cognitivo-comportamentale) e con la possibilità di incontrare lo psicologo sia individualmente che in un gruppo (il gruppo può essere formato dai membri della propria famiglia o da altre persone).
  • Si può valutare l'opportunità di un progetto di intervento con una equipe formata da uno psicologo e da un nutrizionista che collaborano insieme.
  • Si può pensare di iniziare un percorso di consapevolezza corporea e di educazione alimentare.
Sarebbe bello iniziare uno di questi percorsi prima di esserne costretti in seguito ad una ospedalizzazione per uno squilibrio fisico talmente forte da rischiare la funzionalità di un organo o la vita stessa!



lunedì 19 marzo 2018

Quando emicrania ed ansia si tengono a braccetto

Il mal di testa è un male diffuso e comune: in Italia ne soffrono circa 26 milioni di persone. Più colpite le donne in un rapporto di tre volte superiore a quello degli uomini.

Il mal di testa più diffuso (tra il 70% e il 90% a seconda delle ricerche) è la cefalea di tipo tensivo.
Il dolore viene descritto come una forte sensazione di compressione della testa, non pulsante, frequentemente bilaterale. Il dolore può essere lieve, moderato, ma anche molto intenso.
Generalmente dura dalle 4 alle 6 ore, ma può anche manifestarsi per minuti, per un giorno intero (scomparendo durante la serata), per diversi giorni o addirittura mesi. Può essere presente un aumento del dolore alla palpazione manuale. A volte è accompagnata da nausea, fino a casi più gravi che portano al vomito.
La comparsa della cefalea di tipo tensivo è causata da stress emotivi, ansia e depressione.

Ma, cosa accade nel corpo, quando si ha il mal di testa di tipo tensivo?

Dal punto di vista fisico, si rileva un irrigidimento della muscolatura cervicale e delle spalle, con conseguenti dolori che vanno dalla zona occipitale fino alla fronte.
Spesso si ricorre all’uso di farmaci che interrompono la conduzione dell’informazione del dolore ai centri preposti nel cervello, con la conseguenza che il dolore non si avverte più nonostante l’irrigidimento della muscolatura sia ancora attivo.

E la “mente” che ruolo ha?

Quando non sono ti tipo organico, le cefalee hanno spesso una origine psico-emotiva sollecitata da ansia e paure, quali: difficoltà ad “abbandonarsi” alla vita, tendenza a rimuginare sui propri pensieri, stress emotivi, cambiamenti ed imprevisti giornalieri, paura di perdere il controllo delle situazioni e di se stessi.

L’origine psico-emotiva della cefalea potrebbe essere considerata come una difesa psicologica a situazioni che, ad esempio, non si vogliono affrontare, o che sollecitano un carico emotivo molto forte che si vuole rimandare. Accade quindi che l’arrivo del mal di testa fa rimanere a casa, fa prendere un giorno di malattia dal lavoro, si usa per “allontanare” problemi o persone con frasi tipo “Scusa, ma oggi ho mal di testa”.
Purtroppo i comportamenti di evitamento tendono a far aumentare il dolore causato dalla cefalea.

Il mal di testa diventa quindi lo specchietto che mette in risalto una difficoltà della persona a gestire la vita quotidiana, fino ad assumere, in situazioni più gravi e associate a problematiche psicologiche o psichiatriche, come ansia e depressione, la forma di un mal-essere, cioè di un disagio esistenziale. Alcune ricerche sottolineano, inoltre, un ruolo importante svolto dall’aggressività repressa nella comparsa delle cefalee.
Le persone che somatizzano, cioè che in seguito a stress emotivi riversano tali tensioni sul corpo, hanno spesso una difficoltà tale a riconoscere le proprie emozioni e la propria sofferenza psicologica che li porta a rifiutare qualsiasi tipo di aiuto che non sia farmacologico.

Se non si vuole prendere un farmaco, cosa fare?

Esistono oggi molti approcci che cercano di risolvere le cefalee non secondarie (di origine organica), oltre ai farmaci. Ad esempio: 
  • Protocollo dell’Istituto Superiore di Sanità per le cefalee
  • Agopuntura
  • Yoga
  • Body-Mind Centering
  • Percorsi psicoterapeutici
Tutti questi approcci possono essere provati singolarmente o congiuntamente. E’ da tenere presente che la loro efficacia dipende dal grado di consapevolezza e quindi di controllo che si può avere sul proprio corpo e sulle proprie emozioni.
Ad esempio, un percorso psicoterapeutico unito allo yoga, o ad una disciplina che lavora sulla consapevolezza del respiro, possono aiutare maggiormente, fino alla risoluzione del problema senza l’aiuto dei farmaci.

Sono diversi i percorsi psicoterapeutici tra cui poter scegliere. Ad esempio, l’approccio cognitivo-comportamentale può lavorare nell’aiutare il paziente ad identificare e modificare risposte comportamentali errate che possono scatenare o aggravare il mal di testa; la terapia ipnotica è utile sia nel controllo delle risposte comportamentali che nell’apprendimento del rilassamento e nella gestione di ansia e stress; gli approcci psicosomatici lavorano verso un processo trasformativo consapevole nel paziente volto a riallacciare la persona sofferente con il suo corpo sofferente; le psicoterapie di gruppo cercano di far accedere il cliente al mondo interiore emotivo individuale ma anche gruppale, grazie ad una rielaborazione di ciò che accade nel gruppo, cosa che permette il successivo cambiamento.
lunedì 12 marzo 2018

Video intervista sull'Associazione Il Prisma

Ecco il video dell'intervista radio che ho fatto qualche tempo fa e che è andata in onda su Radio Radio "By Night".

L'associazione è nata nel 2010 con l'intento di creare situazioni di crescita e sviluppo per persone nello spettro dell'autismo. Oggi le attività che proponiamo riguardano sia i problemi del neurosviluppo ma anche del disagio psicologico sia dell'età evolutiva che di quella adulta.

Nell'intervista parlo del Progetto E.Do. rivolto ai bambini nello spettro dell'autismo o con ritardo cognitivo e dello sviluppo e alle loro famiglie. Sul sito dell'associazione, che ho linkato, troverete maggiori informazioni, ma tenete presente che è un sito da aggiornare 😅

Video dell'intervista
mercoledì 7 marzo 2018

Il pensiero pigro


Il pensiero pigro è pericoloso poiché, con la presunzione di trovare l'unica causa di una sofferenza, arriva ad una sola conclusione logica: è sufficiente eliminare la fonte della sofferenza per ritrovare la serenità.

Questo ragionamento è tipico delle persone che si sentono sollevate non appena identificato un capro espiatorio.

Il pensiero del capro espiatorio ha spesso radici sociobiologiche: basta rinchiudere i malati mentali o impedire loro di riprodursi, basta imputare alla famiglia la colpa di ciò che non funziona, basta allontanare il bambino dalla madre dannosa.

Le cose sono più complesse e andrebbero affrontate in modo diverso.

(Boris Cyrulnik)

La depressione adolescenziale

E’ sapere diffuso che il periodo adolescenziale vede in bambino trasformarsi in un giovane adulto a cui vengono fatte nuove richieste promosse da una pressione sociale sempre più grande.

I cambiamenti di umore e del comportamento sono dati anche dalle trasformazioni corporee, più o meno repentine, che finiscono con far ritrovare il bambino-divenuto-ragazzo in un corpo che non riconosce e pieno di impulsi ormonali di difficile gestione.
Questi cambiamenti producono una diversità non solo nell’adolescente, ma anche nella società: si attirano gli sguardi in maniera diversa e ciò che un tempo era lecito ora non lo è più.


Comincia un nuovo rapporto genitori-figli, intriso di malintesi, in cui spesso il ragazzo si sente non capito, il genitore non sa come “prenderlo” ed è sempre più pervaso dalla sensazione di non riconoscere più il proprio “bambino", perché, appunto, bambino non lo è più.


Ma cosa accade?
Da un lato ci sono gli adulti che sembrano rifiutare gli adolescenti, ritenuti sfrontati, sfacciati, con un uso del linguaggio e del corpo poco gentile, spesso pensati come dei maleducati. Dall’altro lato ci sono gli adolescenti che, alle prese con un nuovo equilibrio da trovare, rispetto a tutto il mondo che cambia dentro e fuori di loro, cercano di essere accettati dal mondo degli adulti, mondo da cui vogliono però differenziarsi (separarsi, individuarsi) a tutti i costi, e lo fanno proprio con quei modi che poco piacciono “ai grandi”. Ed ecco scattata la “crisi adolescenziale” insieme alla “crisi generazionale”.
In questo periodo incontrare un adolescente poco felice, confuso e che si ritiene incompreso può essere una “normalità” dovuta al periodo adolescenziale, appunto. Purtroppo questi possono anche essere dei sintomi di depressione che colpisce ai i più giovani.


Forse l’isolamento è quello che deve preoccupare maggiormente. Il ruolo dei pari infatti è molto importante: nel gruppo ogni adolescente si sente sostenuto e sente di “appartenere”, si sente riconosciuto nelle sue competenze e caratteristiche. In questi casi, il gruppo può essere una risorsa. Quando invece, il ragazzo è isolato, come nei casi di bullismo, è facile cadere in un pericoloso stato depressivo. Altre volte invece, il gruppo, può paradossalmente esacerbare uno stato depressivo mascherato (di cui parleremo avanti).


La depressione è una condizione che dovrebbe essere presa sul serio, perché la sofferenza provata è molto forte e può interferire significativamente con la vita quotidiana, con il buon funzionamento sociale e il benessere generale. Nei casi più gravi, la depressione può portare al suicidio e purtroppo, negli ultimi anni, la percentuale di suicidi tra i giovani è progressivamente aumentata (calcoli che vengono eseguiti senza inserire i dati sui cosiddetti comportamenti a rischio a valenza suicidaria).
La cosa importante e da sapere subito, è che l’intervento psicoterapeutico sugli adolescenti depressi ha una buona riuscita, il problema è che spesso questo disagio psichico non è riconosciuto.


I classici sintomi della depressione
La depressione è una alterazione dell'umore, del pensiero, delle funzioni cognitive e del comportamento. Una persona depressa può essere triste, malinconica, preoccupata ed irritabile; perde l'interesse o il piacere di fare attività che erano ritenute piacevoli fino a poco tempo prima. Spesso è presente il ritiro sociale, che inizia con il non voler frequentare più persone amiche perché magari “ci si annoia”. Compare una bassa autostima e pensieri negativi (“sono un fallito”) e sul futuro (“non riuscirò mai a combinare niente”, “mi ammalerò e morirò”). Oltre alla confusione può essere presente una enorme difficoltà a prendere decisioni. Possono mancare l'energia e la motivazione per i compiti quotidiani con conseguente calo nelle prestazioni scolastiche o lavorative. Può essere pervasiva l’ansia che stia per succedere qualcosa di catastrofico. Si possono anche sviluppare fobie, paure associate e specifiche situazioni come l'andare a scuola o al lavoro, ad esempio. La depressione può ovviamente peggiorare facendo aumentare i pensieri di svalutazione; in rari casi si può arrivare ad uno stato simile alla demenza. Soggetti depressi gravi possono iniziare a pensare di farsi del male (autolesionismo) o perfino suicidarsi. In pratica, la depressione cambia le persone, e i familiari si possono trovare di fronte ad una persona che non riconoscono.

La depressione in adolescenza
Gli adolescenti depressi possono avere i sintomi sopra descritti, ma anche manifestare altri comportamenti che mascherano la depressione, come:
  • Comportamenti aggressivi verso gli altri: comportamenti antisociali e di sfida all’autorità, da soli o in gruppo
  • Uso di alcool o altri tipi di droghe
  • Comparsa di disturbi alimentari come anoressia e bulimia
  • Disturbi del sonno, cefalee, dolori cronici
  • Problemi di concentrazione, irrequietezza ed iperattività
  • Alcuni adolescenti con depressione presentano anche il disturbo bipolare (passano da momenti in cui sono molto tristi ed apatici a momenti in cui sono irrequieti ed eccitati)



Se un genitore o un altro familiare sospetta che il proprio caro potrebbe avere la depressione, la prima cosa da fare è chiamare un professionista, anche se l’adolescente si rifiuta di andare. Se ne può parlare con il proprio medico di base, consultare uno psichiatra o uno psicologo, qualcuno che possa intervenire precocemente sia sui sintomi depressivi che sui fattori di rischio, proponendo un percorso terapeutico adeguato alle esigenze.

domenica 28 gennaio 2018

Percorso di Consapevolezza Corporea

Il percorso di consapevolezza e di integrazione mente-corpo viene proposto utilizzando l'approccio della psicodinamica, attraverso l'uso di psicodrammi e di tecniche di rilassamento, e dei principi del Body-Mind Centering® che promuove la riorganizzazione di schemi di movimento e comportamento, portando ad una consapevolezza maggiore e quindi ad un più grande ventaglio di scelte rispetto a come ci si muove nel mondo e nella vita.
Si tiene a Roma in zona Eur-Marconi
Per info mandare una mail a prismacontatti@gmail.com



lunedì 8 gennaio 2018

Corso base per Operatori domiciliari autismo e sindromi genetiche: iscrizioni aperte

Il corso è aperto a tutte le persone che vogliono lavorare nell'ambito dell'autismo in età evolutiva. Il corso è tenuto da me e in una parte di esso verranno proposti dei principi del Body-Mind Centering® che aiutano il processo formativo e relazionale.
Chi vuole informazioni in merito può contattare l'associazione il Prisma scrivendo una mail a prismacontatti@gmail.com


domenica 14 settembre 2014

Quando il corpo aiuta la mente

Un numero sempre maggiore di ricerche mette in evidenza l'importanza del movimento per condurre una vita sana e con meno presenza di pericoli per la salute.
Lo sport, o il movimento in generale, aiuta sia a mantenere un corpo in forma, sia ad allontanare ansia, stress e tensione.

In particolare si è visto che l'attività fisica, nel corpo:
  • migliora la performance cardiocircolatoria
  • riduce i livelli di colesterolo cattivo
  • aumenta i livelli di colesterolo buono
  • aumenta la densità ossea
  • riduce il rischio di trombosi
  • riduce i trigliceridi
  • riduce il grasso addominale
  • aiuta a perdere il sovrappeso
  • migliora la performance sessuale
  • è un buon “cosmetico”
e nella mente:
    • riduce i livelli di ansia
    • riduce i livelli di depressione
    • aumenta l'autostima
    • fa diminuire la voglia di fumare
    Un punto spesso sottovalutato è la prevenzione: ad esempio studi recenti effettuati su soggetti a rischio hanno dimostrato che anche solo camminare 30 minuti al giorno con andatura sostenuta, 5 giorni a settimana, porta ad una riduzione del 70% del rischio di ammalarsi.

    Ma non c'è solo lo sport. Per prevenire malattie cardiovascolari, diabete e tumori è importante muoversi. Così anche le attività quotidiane rientrano in ciò che si può fare per aiutare mente e corpo.

    Il progetto cuore (promosso dall'aifa) suggerisce di aumentare ogni settimana il livello di attività fisica che si fa:

    Se sei inattivo (raramente svolgi attività fisica)
    • Aumenta il numero di attività giornaliere che sono alla base della piramide:
    • fai le scale invece di prendere l’ascensore
    • nascondi il telecomando e alzati dalla poltrona ogni volta che cambi canale
    • cammina di più: attorno alla casa, in giardino
    • fai stretching mentre sei in fila
    • sfrutta ogni occasione per camminare.
    Se sei discontinuo (svolgi attività fisica non regolare)
    • Cerca di diventare più costante dedicandoti alle attività indicate al centro della piramide:
    • trova attività che ti piacciono
    • pianifica le attività da svolgere nell’arco della giornata
    • poniti obiettivi realistici.
    Se sei costante (fai attività fisica almeno quattro volte a settimana)
    • Fai tutta l'attività sportiva che vuoi
    • cambia la tue attività quotidiane
    • prova nuove attività
    Nell'immagine della piramide si trovano elencate alcune attività di movimento. Sono ovviamente dei suggerimenti e, se si ha in mente una attività non elencata, si può cercare nella piramide quella che le somiglia di più e collocarla in quel punto.


    Per ultima cosa, quella più importante: è fondamentale non solo fare, ma anche prestare attenzione a cosa si fa e a come lo si fa, aiutati da questi accorgimenti:
    • La mente deve essere concentrata nei vari movimenti del corpo
    • Prestare attenzione quando si muove un braccio, una gamba, la testa. La mente deve essere lì: nel braccio, nella gamba, nel collo
    • respirare con il diaframma, liberando il torace dalle tensioni
    • fare caso all'appoggio del piede e dove si distribuisce il peso di tutto il corpo mentre si è in movimento

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    Psicologa, Psicoterapeuta - Insegnante di massaggio infantile - Facilitatrice Metodo Feuerstein

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